Cinema:Ulisse
Altre azioni
| SCHEDA | |
|---|---|
| Regista: | Camerini, Mario |
| Anno: | 1954 |
| Tipo: | Lungometraggio |
| Genere: | Epico |
| Continente: | Europa |
| Area: | Mediterraneo |
| Paese: | Italia |
| Cast: | Kirk Douglas (Ulisse), Silvana Mangano (Penelope/Circe), Anthony Quinn (Antinoo), Rossana Podestà (Nausicaa), Jacques Dumesnil (Alcinoo), Daniel Ivernel (Eurimaco), Sylvie (Euriclea), Franco Interlenghi (Telemaco), Elena Zareschi (Anticlea) |
| SEZIONI CORRELATE | |
| Macrosezione: | Mitologia |
| Sezione: | Mitologia Classica |
| Sottosezione: | Mitologia Greca |
| TIPOLOGIE CORRELATE | |
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| Sottotipologia: | [[:Elenchi:{{{sottotipologia}}}|{{{sottotipologia}}}]] |
| Specificità: | [[:Elenchi:{{{specificità}}}|{{{specificità}}}]] |
Ulisse è un film del 1954 diretto da Mario Camerini, coproduzione italo-statunitense che rappresenta uno dei più importanti kolossal italiani del dopoguerra. Interpretato da Kirk Douglas nel ruolo del protagonista e Silvana Mangano in una doppia parte come Penelope e Circe, il film adatta l'Odissea di Omero per il grande schermo. L'opera segna un momento significativo del cinema italiano nel contesto della produzione epica degli anni Cinquanta, combinando maestranze tecniche italiane con star hollywoodiane.
TRAMA
Il film si apre con Ulisse che naufraga sulla spiaggia dei Feaci, dove viene trovato dalla principessa Nausicaa. Accolto alla corte del re Alcinoo, l'eroe racconta le sue avventure attraverso un lungo flashback che costituisce il cuore narrativo dell'opera. Si susseguono gli episodi più celebri del poema omerico: l'incontro con il ciclope Polifemo, l'accecamento del mostro e la fuga dall'isola, la permanenza presso la maga Circe che trasforma i compagni in porci, la discesa nell'Ade dove incontra l'ombra della madre Anticlea, il passaggio tra Scilla e Cariddi, e infine il naufragio che disperde tutti i suoi uomini. Parallelamente, a Itaca, Penelope resiste ai proci che premono per sposarla e impossessarsi del regno, mentre il giovane Telemaco cerca notizie del padre. Quando Ulisse finalmente giunge a Itaca, travestito da mendicante con l'aiuto della dea Atena, riconosce la fedeltà della moglie e progetta la vendetta. Durante la prova dell'arco, che solo lui riesce a tendere, rivela la propria identità e con l'aiuto del figlio stermina i proci guidati da Antinoo ed Eurimaco. Il film si conclude con il ricongiungimento tra i due sposi e il ripristino dell'ordine nel regno.
ANALISI CRITICA
Il film di Camerini rappresenta un tentativo ambizioso di trasporre cinematograficamente l'opera fondante della letteratura occidentale, cercando un equilibrio tra fedeltà al testo omerico e spettacolarità richiesta dal genere del kolossal. La sceneggiatura, che vede tra gli altri la collaborazione di Ennio De Concini e Ben Hecht, privilegia gli episodi più visuali e drammatici dell'Odissea, costruendo una narrazione che alterna l'avventura fantastica al dramma psicologico del ritorno. La struttura a flashback conferisce un ritmo particolare alla narrazione, sottolineando il tema della memoria e del racconto come elementi costitutivi dell'identità dell'eroe.
La direzione di Camerini si caratterizza per un approccio sobrio e classico, evitando gli eccessi spettacolari di altri kolossal dell'epoca. Le scene fantastiche, come quella con Polifemo o la trasformazione operata da Circe, sono realizzate con effetti speciali rudimentali per gli standard odierni ma efficaci nel contesto produttivo dell'epoca. La fotografia di Harold Rosson privilegia ampie inquadrature che esaltano gli scenari naturali e i set ricostruiti, conferendo all'insieme un tono epico ma contenuto. La scelta di Silvana Mangano per il doppio ruolo di Penelope e Circe sottolinea la dualità femminile presente nel mito, contrapponendo la fedeltà coniugale alla seduzione magica.
Kirk Douglas offre una performance vigorosa ma sfaccettata, interpretando Ulisse come un eroe stanco e provato dalle prove, desideroso soprattutto di tornare a casa piuttosto che di compiere nuove gesta. Questa caratterizzazione umanizza il personaggio mitologico, rendendolo accessibile al pubblico contemporaneo e anticipando letture moderne del mito che sottolineano la dimensione esistenziale del nostos. Il tema del ritorno a casa risuonava particolarmente nell'Italia del dopoguerra, segnata dalle migrazioni e dalle separazioni familiari del conflitto appena concluso.
Il film ottenne un buon successo commerciale sia in Italia che all'estero, contribuendo a consolidare la tradizione del peplum italiano che avrebbe dominato gli anni Sessanta. La critica dell'epoca lo accolse con giudizi contrastanti: alcuni lodarono l'ambizione del progetto e la dignità dell'impianto narrativo, altri criticarono proprio la mancanza di spettacolarità rispetto alle produzioni hollywoodiane coeve. Nel tempo, Ulisse è stato rivalutato come esempio di cinema popolare di qualità, capace di rendere accessibile il patrimonio classico senza banalizzarlo, e come testimonianza di una stagione produttiva in cui il cinema italiano competeva a livello internazionale nel genere del film storico-mitologico.